Michelangelo Buonarroti non è solo uno degli artisti più importanti della storia dell’arte, ma anche un grandissimo esempio di genio e di determinazione fuori dal comune. Nacque nel 1475 a Caprese, e a soli tredici anni entrò come apprendista nella bottega del Ghirlandaio, a Firenze.

Tutti conoscono le sue opere meravigliose, ma in pochi conoscono l’uomo tormentato che si nasconde dietro questo artista straordinario e poliedrico.

Sapevi che pochissimi anni dopo venne notato da Lorenzo de’ Medici in persona?

Il grande mecenate e signore di Firenze si accorse subito dell’immenso talento di Michelangelo e, intorno ai quattordici anni, lo accolse nel giardino di San Marco, dove il ragazzo poté studiare dal vivo le sculture antiche della collezione medicea sotto la guida di Bertoldo di Giovanni, allievo di Donatello. Fu il miglior ambiente possibile per stimolare le sue capacità e il suo intelletto: a Firenze Michelangelo si formò nella cerchia di intellettuali neoplatonici come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Angelo Poliziano, solo per citarne alcuni.

Dopo la caduta dei Medici e vari viaggi, arrivò a Roma, dove si affermò come scultore con la Pietà e ricevette le prime commissioni papali, tra le quali il sepolcro di Giulio II (che lo impegnò per tutta la vita senza mai riuscire a portarlo a termine) e la Cappella Sistina, che in principio non aveva la minima intenzione di decorare.

In questo articolo faccio un piccolo punto sulla sua vita e sul suo stile, raccontandoti particolari e curiosità che ti aiuteranno a comprendere meglio il suo lavoro e la sua storia come artista.

Pronto a saperne di più su Michelangelo?

Si parte!

Il nuovo stile di Michelangelo

Michelangelo è stato un autentico innovatore per la sua epoca.

Le sue figure mastodontiche, muscolose, vive e in continuo movimento aprono la strada a un nuovo tipo di arte, giungendo, come sosteneva Vasari, all’apice dell’arte rinascimentale. Dopo di lui saranno i manieristi a ispirarsi a queste forme e a quelle del suo rivale Raffaello.

Si concentra principalmente sullo studio dei corpi maschili, probabilmente spinto dal fatto di essere omosessuale, e sostiene per tutta la vita di essere prima di tutto uno scultore. Tuttavia la sua produzione artistica è tanto prolifica in scultura quanto lo è in pittura, ma anche in architettura.

In ogni campo dell’arte, Michelangelo Buonarroti è inimitabile e rappresenta una delle personalità di riferimento del Cinquecento. Vasari dichiarò addirittura che Michelangelo fosse al vertice di una lunga lista di artisti che da Cimabue arrivavano fino ai suoi tempi, e che dopo di lui non potesse esserci che il declino.

il giudizio universale di michelangelo nella cappella sistina

I profondi turbamenti di Michelangelo

Come ho già detto, Michelangelo era scultore per scelta, pittore per caso e architetto per necessità, ma fu anche poeta.

Nelle biografie e nei documenti che sono arrivati fino a noi, egli viene descritto di temperamento scontroso e burbero, con la forte tendenza a voler lavorare in solitudine. Insomma, era una persona molto particolare.

Pur essendo ricchissimo non spendeva mai un soldo, non si lavava mai e si cambiava raramente i vestiti, tanto che si racconta che gli stivali gli si fossero incollati ai piedi (il che suscitò anche l’ironia di Raffaello ne “La scuola di Atene”, dove lo ritrasse imbronciato e in disparte nei panni di Eraclito).

È forse questo suo carattere particolare e il suo turbamento interiore che aiutano a donare alle sue opere quella tensione e quell’energia che lo contraddistinguono. Sembra come se non riuscisse mai a raggiungere quella perfezione che tanto cercava, in una continua ricerca nel voler superare sé stesso.

Famoso è infatti l’aneddoto sul Mosè, in cui si racconta che l’artista, colpito dal realismo della sua stessa opera, la percosse con il martello urlandole:

«Perché non parli!»

Anche la volta della Cappella Sistina, per lui, non era ancora perfetta quando il Papa volle inaugurarla, e per questo rimandò l’evento più volte.

il mosè di michelangelo in san pietro in vincoli

Michelangelo omosessuale

Alcuni pensano che la ragione del suo profondo turbamento fosse la sua omosessualità, in contrasto con il suo credo religioso di fervente cattolico.

Se ci fai caso, le sue figure maschili sono anatomicamente perfette, mentre quelle femminili sono evidentemente mascoline.

Si dice anche che fosse profondamente misogino: l’unica donna importante della sua vita fu la coltissima Vittoria Colonna, con cui intrattenne una profonda relazione intellettuale e spirituale per anni.

il cristo della minerva di michelangelo a roma

Un nuovo modo di intendere la scultura

Ma Michelangelo aveva un rapporto unico con la sua arte e soprattutto con la scultura. Lo si capisce bene leggendo questa sua famosa frase: “Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé, ed è compito dello scultore scoprirla”.

Quando si osservano le sue statue incomplete, come i famosi Prigioni che dovevano corredare il sontuoso monumento funebre di Giulio II, mai completato, si capisce bene cosa volesse dire con questa affermazione. Le statue sembrano uscire dal marmo, plasmate dalle mani esperte dell’artista. Appaiono incredibilmente contemporanee e sono magnifiche anche così incomplete.

Forse per Michelangelo l’opera d’arte si trovava già all’interno del blocco grezzo, e il suo compito, come artista, era semplicemente quello di tirarla fuori per mostrarla al mondo.

la pietà rondanini di michelangelo, ultima opera incompiuta

Michelangelo poeta

Una delle prove che portano a pensare che Michelangelo fosse omosessuale deriva proprio dalle sue lettere personali o, meglio, dalle poesie appassionate che scrisse al giovane Tommaso de’ Cavalieri e ad altri ragazzi.

Pensa che, dopo la sua morte, questi carteggi vennero nascosti, distrutti o contraffatti con nomi di donna per celare l’orientamento sessuale del loro autore.

Ecco una delle poesie più belle di questo artista tormentato:
Come può esser ch’io non sia più mio?
O Dio, o Dio, o Dio,
chi m’ha tolto a me stesso,
c’a me fusse più presso
o più di me potessi che poss’io?
O Dio, o Dio, o Dio,
come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
Che cosa è questo, Amore,
c’al core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca?
E s’avvien che trabocchi?

la piazza del campidoglio a roma, progettata da michelangelo

Dove ammirare le opere di Michelangelo

Il bello di Michelangelo è che le sue opere si possono ancora incontrare dal vivo, sparse soprattutto tra Firenze, Roma e il Vaticano. Ecco dove andare a cercarle.

A Firenze, sua città d’adozione, si trova il capolavoro più famoso di tutti: il David, custodito alla Galleria dell’Accademia. Ti confesso che vederlo dal vivo è un’emozione difficile da spiegare: è molto più grande di quanto immagini (oltre cinque metri) e la fila all’ingresso può essere scoraggiante, per questo ti conviene prenotare il biglietto salta-fila. Nella stessa galleria trovi anche i celebri Prigioni incompiuti, mentre nelle Cappelle Medicee puoi ammirare le tombe di Giuliano e Lorenzo de’ Medici con le allegorie del Giorno, della Notte, dell’Aurora e del Crepuscolo.

A Roma ti aspettano altri due capolavori assoluti: la Pietà, nella Basilica di San Pietro (l’unica opera che Michelangelo abbia mai firmato), e il possente Mosè, cuore del sepolcro di Giulio II, nella chiesa di San Pietro in Vincoli. Se poi sali sul Campidoglio, cammini sulla piazza che Michelangelo stesso progettò: oggi ospita i Musei Capitolini.

E infine il Vaticano: la volta e il Giudizio Universale della Cappella Sistina si visitano attraverso i Musei Vaticani, ed è forse l’esperienza più travolgente che l’arte di Michelangelo possa regalarti.

Una curiosità: la sua ultima opera, la Pietà Rondanini, rimasta incompiuta, oggi si trova lontano da tutte le altre, al Castello Sforzesco di Milano: ci lavorò fino a pochi giorni prima di morire.

La morte di Michelangelo

Lavorò fino alla morte, avvenuta a Roma nel 1564 quando aveva ormai 88 anni, dopo aver vissuto una vita appassionante e aver assistito a un cambiamento d’epoca: dal Rinascimento di Lorenzo il Magnifico alla Controriforma seguita al sacco di Roma.

Un dettaglio che forse non sai: Michelangelo desiderava essere sepolto nella sua amata Firenze, ma a Roma volevano trattenerlo. Così il nipote Lionardo fece trafugare la salma di nascosto, spedita fuori città imballata come una comune mercanzia, per farla arrivare fino alla Basilica di Santa Croce, dove tuttora riposa in un monumento disegnato da Vasari.

Un genio assoluto, un grande artista ma anche un uomo a cui, come a tanti, è stata negata la felicità dai pregiudizi dei suoi tempi.

Se ami la sua arte, ti consiglio di continuare con le curiosità sulla Cappella Sistina e con l’ironia di Raffaello ne “La scuola di Atene”, dove il Buonarroti compare in un angolo, imbronciato come sempre.